26/03/2008

L'incontro con l'intruso

di Rosanna Virgili
Te ne accorgi quando è già arrivato. Non puoi fare più niente perché non lo sia. La prima sensazione è di ruggine: ti pesa, ti inquieta. Sgradevole come una cattiva digestione. Da quando è qui, nella tua casa, nel tuo spazio, non ti senti più libero. Come se fossi paralizzato. Ormai c’è e non potrai non farci i conti. Ti detta una urgenza, è lui che dà ritmo al tuo tempo e perimetra il tuo spazio. Ti affanna il respiro, ti circuisce, ti costringe. Ti sottopone a nuove modalità di relazione con coloro che facevano parte del tuo mondo. Incide radicalmente sui tuoi rapporti con gli altri. Potrebbe deformarli, riformarli, conformarli al fatto che, adesso, c’è lui. Un intruso è terribilmente invasivo, scomodo, destabilizzante. Infrange gli equilibri, apre il cerchio. Ti spinge sull’orlo del cortile, ti sbatte sulla strada, ti fa sporgere sul pericolo, ti spintona sull’ignoto. Scoordina le leggi della fisica, con la sua intrusione di corpo estraneo. Pensi di morire, se lo fai accomodare; ti terrorizza che prenda piede. Ma ha un sapore dolce-amaro. Perché se c’è ancora una vena scoperta nella tua carne, Lui la intercetta. Finché qualcosa di lui non ti intrighi. E quel fastidio si trasforma; ti fai coraggio e cerchi di alzare gli occhi verso di lui. Piano piano per paura che ti accechi e ti bruci la vista. Piano piano. Allora lui comincia ad addomesticarti, agisce di seduzione. Tu ci stai, ma come per gioco, lasciando, solo per un attimo, da parte la tua vecchia realtà. La lasci lì, la tua vera realtà, convinto che poi la riprenderai tale e quale, figuriamoci! La mia vita non cambierà, ci mancherebbe. Ma adesso vediamo, solo per un attimo, cosa potrebbe accadere se credessi nel nuovo arrivato, se mi abbandonassi ai suoi stimoli. Se ci cadi sei finito. Ti illudevi che fosse irreversibile, non lo sarà. Pensavi di pilotarlo, ti accadrà tutt’altro. Prima esperienza: il disorientamento. La de-programmazione. Lo sfacelo. Accidenti! Ora che ne ho preso atto, ora che, in un certo senso, l’ho accettato, mi coinvolge. E inevitabile. Mi chiede molto. Mi chiede tutto. Mi chiede l’anima. Mi infetta l’ambiente. Mi infebbra il mondo. Sento che niente sarà più come prima, invece. E un veleno. Disgustoso e sublime, però. Ormai ci sono. Compromesso per
sempre. Il danno è fatto.
Da “Vita monastica” – gen.-mar. ’08, Ed. Camaldoli, “L’intruso che inquieta e fa vivere”
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C'è anche un intruso interiore: un pensiero che compare all'improvviso, un gesto che si frappone ad un'azione in svolgimento, qualcosa che capita, non preventivata; l'intruso esterno è un paradigma di qualcosa di inaspettato che può sopraggiungere improvvisa. Abituarci ad interagine con l'intruso che capita per strada, che giunge sulla porta, che arriva inaspettato può aiutarci a cogliere la sorpresa che ci raggiunge quando ciò che mai avremmo pensato è appena diventata un dato di realtà: non si era mai pensato di dire quella parola, che ci succedesse quella cosa, che ci si comportasse in un certo modo: l'intruso interiore ci può sorprendere più di quello esterno, se avevamo pensato di essere al sicuro con le nostre idee, modi di vedere e sentire, mentre all'improvviso si può giungere, chissà come, chissà perché a pensarla diversamente, a dire diversamente, ad agire diversamente... l'intruso interiore a volte, anzi, tante volte, ha ragione di giungere a sorprenderci. Imparare a trattarlo, accettarlo, riceverlo, favorirlo significa non soffocarlo prima che giunga alla porta, non mandarlo via prima di averlo interpellato, di essere riusciti pur per un attimo a guardarlo in faccia.

 

22:54 Scritto da: luc.prov | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: libertà di spirito | OKNOtizie |  Facebook

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